giovedì 12 febbraio 2015

Max Jota is a tenor to follow closely

ITA
OPERA BRITANNIA
La bellezza mozzafiato della città di Lucca e’ rinomata in tutto il mondo musicale come il luogo di nascita di uno dei compositori d'opera più amati, Giacomo Puccini. La sua immensa popolarità ha inevitabilmente oscurato un altro talentuoso ma sfortunato "lucchese", Alfredo Catalani. E’ quindi lodevole che una delle più importanti società musicali locali, il Circolo Musicale Alfredo Catalani abbia deciso di intitolarsi nel nome del compositore de La Wally, la sua unica opera ad essere di tanto in tanto rivisitata (e vorrei anche ricordare che il nome del locale Conservatorio di Musica è "Luigi Boccherini", un altro figlio illustre di Lucca).
Uno dei tanti eventi del Circolo Catalani (tenutosi nella splendida cornice medievale del Complesso Monumentale di San Micheletto a Lucca), è quello di assegnare la "Targa d'Argento Luciana Pardini", un premio annuale dedicato alla memoria della fondatrice della società, infaticabile promotrice delle arti. Tale premio, conferito a giovani musicisti (cantanti, direttori d'orchestra, strumentisti) alla vigilia di grandi carriere, è negli anni diventato un premio ambito ed un affidabile indicatore di un futuro sicuro; tra i vincitori delle passate edizioni nomi di cantanti come Francesco Meli, Veronica Simeoni, Paoletta Marrocu, Juan Francisco Gatell, così come il pianista e direttore d'orchestra Massimo Morelli ed il compositore Aldo Tarabella.
L'artista scelto per questa edizione ha tutti i requisiti per meritare tale riconoscimento e può certamente reggere il confronto con i suoi predecessori. Max Jota è un tenore brasiliano, di formazione italiana. L’ho già ascoltato e favorevolmente recensito in varie occasioni, in particolare come Cavaradossi in Tosca e soprattutto come protagonista di Les Contes D'Hoffmann.
Per quanto riguarda il suo strumento vocale, posso citare solo quello che ho scritto solo pochi mesi fa e descriverlo come "una voce tenorile lussureggiante con un timbro liquido, fresco, con un registro acuto caratterizzato da una risonanza corposa e piena di linfa, una libertà espressiva e splendore tonale” . Questo recital ha anche confermato la mia precedente impressione che il cantante e’ dotato di una buona comprensione di come lo strumento vocale dovrebbe funzionare, in altre parole dotato di quella che viene comunemente definita " una buona tecnica” . Posso solo ripetere che la sua voce suona perfettamente" in maschera" e che egli è uno dei pochissimi tenori in circolazione con un concetto chiaro del “passaggio”. Come ho detto nella mia recensione precedente, inizia a prepararlo coprendo leggermente le note che immediatamente lo precedono con il risultato di ottenere un acuto dotato di squillo.
Il programma del recital, brillantemente “servito” dal musicologo e intrattenitore Daniele Rubboli, e’ stato eclettico, insolito, intrigante e culturalmente stimolante: mentre solo tre delle “vecchie” tradizionali arie erano presenti, il resto conteneva vere rarità. Come il tenore ha spiegato sul palco (unico difetto del recital: non è una buona idea forzare un cantante a fare lunghi discorsi tra i diversi pezzi), ogni pezzo è stato in qualche modo collegato alla sua esperienza di vita. Partendo dal fatto che ha rappresentato il Brasile nella competizione "I Sing Beijing" e "I Sing Beijing Europa” (Programma per giovani cantanti dal Teatro Nazionale di Pechino in collaborazione con Metropolitan Opera House -New York), ha aperto con un'aria cinese chiamata "Il Canto della Terra", un pezzo impegnativo con intervalli impossibili che richiedono un forte senso dell’intonazione.
"Una furtiva lagrima" (da L'Elisir d'amore) è stato cantato con tutti i chiaroscuri necessari, bella messa di voce e pathos sincero. Egli ha poi mostrato la sicurezza e la facilità del suo registro acuto in "Ô Dieu, de Quelle Ivresse" da Les Contes d'Hoffmann, che sta diventando uno dei suoi cavalli di battaglia. Ha concluso la prima parte del recital con un omaggio alla sua patria cantando “Lundu” dall’opera Marquesa di Heitor Villa Lobos, eseguita con nonchalance nonostante le difficoltà del pezzo.
Era favolosamente accompagnato dalla pianista ed insegnante Laura Pasqualetti (Jota ha definito il suo pianoforte come un’orchestra e lui il marchio), che - come un intermezzo - ha eseguito la Suite Chaplin, un medley delle melodie più conosciute di Charlie Chaplin in commemorazione del 125 ° anniversario della nascita dell’artista.
Max Jota e’ poi tornato con un secondo omaggio al Brasile, questa volta con l'esecuzione di un'aria da Fosca di Carlos Gomes, un compositore ingiustamente dimenticato. Scritta su libretto di Ghislanzoni (quello famoso per Aida), Fosca è un’opera sanguigna che tratta di passioni estreme, nonché un'eccezionale occasione per quei soprani drammatici o spinti desiderosi di impersonare anti-eroine piene di odio e spirito di vendetta per un amore non corrisposto. Il ruolo maschile principale, Paolo, richiede notevoli mezzi vocali per un tenore, come l’aria "Ah! Se tu sei fra Gli Angeli "(e ancora di più il precedente recitativo" Intenditi con Dio! ") dimostrano chiaramente.
Jota ha affrontato il pezzo senza esitazione e con intensità. Dopo il quasi inevitabile "La donna è mobile" (Rigoletto) ed il suo squillante SI acuto, Jota ha eseguito un'aria da Giulietta e Romeo (sì, in questo ordine, perché gli italiani hanno tradizionalmente dato al protagonista l'onore della prima menzione) di Riccardo Zandonai. In quanto vincitore di un concorso intitolato a questo compositore, Jota si e’ sentito in dovere di estendere la conoscenza di quest’opera ad un pubblico piu’ vasto e bene ha fatto perche’ quest’opera e’ al medesimo livello di qualita’ della Francesca da Rimini e l’aria presentata, in par:colare, e’ il rendiconto estremamente drammatico e straziante della morte di Romeo. Il pezzo chiaramente non e’ terreno per tenori lirici puri, ma Jota, almeno nei confini di una piccola sala da concerto, è stato in grado di superare gli ostacoli di un'aria destinata ad un vero tenore spinto. Il programma si è concluso con "Addio, fiorito asil" da Madama Butterfly, eseguito non solo come occasione per sfoggiare un SI bemolle, ma per trasmettere palpabili sensi di rimorso. Questo è territorio di Puccini, ed il bis è stato "Recondita armonia" da Tosca.
Max Jota è un tenore da seguire da vicino.
 Nicola Lischi ( OPERA BRITANNIA, Settembre 2014 )
Valutazione (0-5 stelle) 5 stelle
ENG
The breathtakingly beautiful town of Lucca is renowned throughout the musical world as the birthplace of one of the most beloved opera composers, Giacomo Puccini. His immense popularity has inevitably overshadowed another talented but unlucky “lucchese”, Alfredo Catalani. It is therefore commendable that one of the most important local musical societies, the Circolo Musicale Alfredo Catalani decided to name itself after the composer of La Wally, his only opera to be occasionally revived (and I would also like to mention that the name of the local Conservatoire of Music is “Luigi Boccherini”, another illustrious son of Lucca).
One of the many events of the Circolo Catalani (held in the stunning mediaeval Complesso Monumentale di San Micheletto in Lucca), is to present the “Targa d’Argento Luciana Pardini”, an annual award dedicated to the memory of the founder of the society, an indefatigable patroness of the arts. Such an award, bestowed on young musicians (singers, conductors, instrumentalists) on the verge of big careers, has over the years become a coveted prize as a well as reliable indicator of a secure future; past winners include names such as singers Francesco Meli, Veronica Simeoni, Paoletta Marrocu, Juan Francisco Gatell, as well as pianist/conductor Massimo Morelli and composer Aldo Tarabella. The artist chosen for this edition had all the requirements to deserve such recognition and can certainly stand comparison with his predecessors. Max Jota is a Brazilian born tenor of Italian training. I have already heard and favourably reviewed him on a number of occasions, most notably as Cavadossi in Tosca and particularly as the protagonist of Les Contes d’Hoffmann. Regarding his vocal endowment, I can only quote what I wrote just a few months ago and describe him as “possessing a luxurious lyric tenor with a liquid, springy timbre, his high notes characterized by a meaty, juicy resonance, exuberant freedom and tonal refulgence.” This recital also confirmed my earlier impressions that he has a very good understanding of how the vocal mechanism should work: in other words, what is commonly called “a good technique”: I can only repeat that his voice sounds perfectly “in the mask”, and that he is one of the very few tenors around with a clear concept of the passaggio: as I said in my previous review, he starts to prepare it by slightly covering the notes immediately preceding it, which yields a top gifted with squillo.
The program of the recital, brilliantly “emceed” by musicologist/entertainer Daniele Rubboli, was eclectic, unusual, intriguing and culturally stimulating: while only three old chestnuts were present, the rest contained true rarities. As the tenor explained on stage (and that was the recital’s only flaw: it is not a good idea to force a singer to give lengthy speeches between arias), each piece was somehow connected to his life experience. As he represented Brazil in “I sing Beijing”, a program sponsored by the National Theatre of Beijing in collaboration with the Metropolitan Opera House, he opened with a Chinese aria called “The Song of the Earth”, a demanding piece with impossible intervals requiring a very strong sense of pitch. “Una furtiva lagrima” (from L’Elisir d’amore) was sung with all the necessary chiaroscuros, lovely messe di voce and sincere pathos. Then he showed the security and ease of his high register in “Ô Dieu, de quelle ivresse”, from Les Contes d’Hoffmann, which is becoming one of his war-horses. He concluded the first part with an homage to his motherland singing Lundú da Marquesa by Heitor Villa Lobos, performed with nonchalance despite the difficulties of the piece.
He was fabulously (Jota described her piano as an orchestra, and he was on the mark) accompanied by Laura Pasqualetti, a renowned pianist and coach, who – as an intermezzo – performed the Suite Chaplin, a medley of Charlie Chaplin’s most familiar melodies in commemoration of the artist’s 125th birth anniversary.
Max Jota returned with a second tribute to Brazil, this time performing an aria from Fosca, by Carlos Gomes, an unjustly forgotten composer. Written on a libretto by Ghislanzoni (he of Aida fame), Fosca is a full blooded opera dealing with extreme passions as well as an exceptional vehicle for those dramatic or spinto sopranos eager to portray anti-heroines full of hatred and the spirit of vengeance of unrequited love. The male leading role, Paolo, also makes considerable vocal demands on the tenor, as his aria “Ah! Se tu sei fra gli angeli” (and even more the preceding recitative “Intenditi con Dio!”) clearly demonstrates. Jota threw himself into the piece with fierceness and intensity. After the almost inescapable “La donna è mobile” (Rigoletto) and its ringing high B, Jota performed an aria from Giulietta e Romeo (yes, in this order, because Italians have traditionally given to the heroine the honour of first mention) by Riccardo Zandonai. As a winner of a competition named after the abovementioned composer, Jota felt it was his duty to increase the awareness of this opera to a wider audience, and rightly so, because the whole work is of the same quality as Francesca da Rimini, and this aria in particular is an extremely dramatic and heartbreaking account of Romeo’s death. This is clearly no land for full lyric tenors, but Jota, at least in the confines of a small concert hall, was able to overcome the hurdles of an aria intended for a true spinto. The program ended with “Addio, fiorito asil” from Madama Butterfly, presented not just as a way to show off a high B flat, but with palpable pangs of remorse. This is Puccini territory, and the encore was “Recondita armonia” from Tosca.
Max Jota is a tenor to follow closely.
Nicola Lischi ( OPERA BRITANNIA, September 2014 )
Evaluation (0-5 stars) 5 stars
MAX JOTA - LES CONTES D'HOFFMANN - J. Offenbach


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