martedì 3 marzo 2015

La Cina esporta anche l'opera


Con il debutto della nuova Aida dell' Ncpa (National Center for Performing Arts, l'Opera di Pechino) si è avuto una ventata di giovinezza: artisti e spettatori con una fascia d'età dai 22 ai 40 anni.
L'opera lirica non è più qualcosa di "antico", è al passo coi tempi, uno spettacolo di tendenza per la nuova ed emergente classe media cinese.



Il presidente dell'Ncpa, Chen Ping, afferma che la folla fuori dal teatro è sempre in crescita, un po' per via dei prezzi dei biglietti ( da 110 euro in giù) e un po' grazie alla curiosità di questo tipo di spettacolo ancora nuovo per il pubblico cinese.
Anche l'impatto visivo della struttura del teatro fa la sua parte, una stupefacente bolla progettata da Paul Andreu, con  quattro sale, per l'opera, i concerti, la prosa e una sotterranea polivalente.
Insomma, le risorse non mancano e questo lo si è capito anche durante il debutto dell'Aida, un'emblema dello sfarzo e della ricchezza.
L'opera cinese, però, presenta dei difetti: c'è molto da lavorare sulle voci e per quanto riguarda l'orchestra ci si aspetta una maggiore personalità, nonostante un coro che si fa onore.
Ma la vera notizia non è la passione per i cinesi nei confronti dell'opera, bensì che abbiano imparato a farla e soprattutto ad esportarla.
Infatti partirà in Italia la tournée del Rickshaw Boy, "Il ragazzo del risciò", l'opera di Guo Wenijng tratta dalla novella di Lao She, un classico della letteratura cinese contemporanea.
Si annuncia anche un balletto, Marco Polo, in trasferta a Milano per l'Expo.
Una volta di più, l'opera è il veicolo "verybello" della nostra cultura e della nostra immagine.

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