sabato 7 marzo 2015

Teatro di Donetsk fonte di speranza, in scena anche sotto i bombardamenti


Nel Teatro dell’Opera di Donetsk, tutto intorno alla figura di Artyom Yaroshevich, illuminato dalla sola luce presente, c’è un silenzio tranquillo. Canta, Artyom.

Canta con quanto fiato ha in gola, canta con il sorriso sulle labbra. Un sorriso che, oltre ad essere di gioia, esprime la felicità di essere ancora lì e nasconde la preoccupazione.

Una ballerina al teatro Finisce di colpo. La sala s’illumina di luce.

L'orchestra

Il pubblico si alza e applaude entusiasta, applaude forte e chiaro. L’eco degli applausi risuona nel teatro e nella stessa città di Donetsk, contrastando per un momento il rumore delle bombe.

Qualcuno lancia dei fiori. Fiori per gli attori, per chi dirige lo spettacolo, per chi è rimasto a Donetsk portando avanti l’arte.

Resiste, il Teatro dell’Opera.

Resiste ai bombardamenti subiti dalla città, alle persone che hanno abbandonato il paese per paura, all’inverno, all’andare avanti senza nessun tipo di aiuto economico, alla fame, alle bombe.

E certo, certo che hanno tutti paura, tutti sono preoccupati. Ma resistono. Per dare speranza a chi, come loro, è rimasto a Donetsk, per chi, come loro, crede ancora che l’arte possa dare gioia anche nei momenti di guerra.

Parla Artyom, il cantante e attore, e esplicita tutte le sue paure, i suoi tormenti, ma anche tutta la passione per l’arte e la volontà di resistere:

Personalmente sono piuttosto inquieto, abbiamo una situazione in cui molta gente è andata via, non è ancora chiaro se anche noi chiuderemo. Stiamo andando avanti, senza aiuti e senza stipendio. È veramente dura. Ma senza lavorare e cantare, sarebbe ancora peggio.

E ancora, il direttore delle vendite Andrei Kornienko, si esprime con determinazione:

Il nostro pubblico ha bisogno di noi, questa stagione più che mai e non potevamo abbandonarlo. Noi lavoriamo per il pubblico, e finché rimarrà un solo spettatore a Donetsk il teatro rimarrà aperto.

Il Teatro non scappa, non si nasconde, non demorde.

L'orchestra, durante i bombardamenti, musicisti, attori e macchinisti possono rifugiarsi sotto il palco, in una buca protetta da putrelle e ingranaggi del palco. E poi, the show must go on.

Il pubblico si presenta durante gli spettacoli del weekend, inscenati di primo pomeriggio, a causa del coprifuoco sulla città. Scarso, ma si presenta. Perché molti sono andati altrove, ma alcuni sono rimasti, speranzosi.

Ed è questo che il Teatro trasmette. Speranza. E libertà.

Libertà di poter esprimere l’arte anche durante un periodo di guerra. Libertà di potersi allontanare dalle atrocità e rifugiarsi in un angolo dove è ancora possibile sognare.

Libertà e speranza, proprio come il fiore al centro del dipinto Guernica, di Picasso.

Guerra, disperazione, morte ai lati del quadro, per rappresentare una realtà concreta e tangibile.

Un fiore, al centro, solo e aggraziato, ancora forte. Pieno di vita.


Un fiore, come quelli che si lanciano agli attori a fine spettacolo. Perché sono stati bravi. Perché, come avviene nel Teatro dell’Opera a Donetsk, sono andati ancora una volta in scena, di fronte alle bombe, coraggiosi.

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