sabato 28 novembre 2015

MADAMA BUTTERFLY TEATRO DEL GIGLIO DI LUCCA: RECENSIONE

Madame Butterfly Teatro del Giglio di Lucca 

Al Teatro del Giglio di Lucca il 20 Novembre la scenografia di Madame Butterfly, datata 2004, è oggetto di relooking e, con il capolavoro del Maestro Giacomo Puccini, va in scena il lavoro di cesello sulla psicologia dei personaggi proposto del regista Sandro Pasqualetto.  Il sipario si apre su una scena fattasi sobria e sui parenti di Cio-Cio-San, perfidi, allineati sullo sfondo, praticamente pronti sin dall’inizio ad abbondonare il matrimonio farsa, cade la luce d’oro della tradizione del teatro giapponese. L’iconografia classica di Madame Butterfly non si fa rimpiangere sull’incalzare vivace della musica. La direzione di Valerio Galli, giovane e spigliata sottolinea ogni emozione e accompagna i bravi Goro  ( Tiziano Barontini) e un  Sharpless ( Marcello Rosiello) che affida, consapevolezza di impossibile integrazione e rigurgiti di coscienza alla.. borraccetta del Wiskey. Bella e brava la fanciulla Butterfly,  Maria Luigia Borsi che, rinnegata da uno zio Bonzo ( Johnn Paul Huckle ), irrotto in scena con le movenze di una Manga, con sottile erotismo, si consegna a un F.B.Pinkerton   (Lorenzo Decaro, impeto vocale con poche sfumature) e al suo destino. Restano memorabili di questa regia le scene del secondo e terzo atto, fusi in un unicum come ormai si fa. Emerge la brava Suzuki (Lorena Scarlata) che nei giorni del disinganno gioca con uno svolazzo di petali di ciliegio, accudisce il bimbo e condivide il dramma. Il tempo, cadenzato dai mimi che fanno scorrere il velo della notte, accompagna la presa di coscienza di Butterfly,  la testimonia  raccolta, come una luna lucente, a vegliare sul disegno del proprio funesto destino che si va componendo, con la sola compagnia di uno scroscio d’acqua che raggela l’anima. Di lì a poco rinuncerà all’ultima via di salvezza congedando il Principe Yamadori (Antonio Pannunzio), non si inginocchierà davanti a lui come etichetta richiede e la posizione del Principe si tradurrà in umiliazione. Butterfly si è ormai consegnata al suicidio, per sgolamento, quello che tradizione “riserva” alle donne. La regia non cerca di compiacere e propone una morte pubblica, così raffinata e crudele che gli spettatori trattengono, loro malgrado, il respiro. Racchiusa nella zona sacra, delimitata dai biglietti che i fedeli lasciano nelle loro visite ai templi, Butterfly, cui all’uso giapponese, sono state legate le gambe per evitare ogni  scompostezza, lotta contro l’istinto di sopravvivenza che la sua gioventù impone prima di compiere il rituale. Non è uno spettacolo rilassante.  Questa morte, decretata da ignoranza, superficialità e pregiudizi è un dramma universale senza tempo, impossibile non  riflettere.

Nilla Maria Turri

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