domenica 28 agosto 2016

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martedì 9 agosto 2016

FRANCO CERRI: A PASSO D'OPERA

Intervista di Emanuela Campanella
 Franco Cerri - Basso - Cantante Lirico

Franco Cerri è un personaggio eclettico nell'ambiente lirico, dove si affaccia come nuova promessa: baritono trasversale sia nel carattere  sia nella forma artistica. Cantante lirico in primis, ma volto adatto alla moda e al cinema. Una carriera iniziata con la danza, poi la passione per la musica, studiando pianoforte - inizialmente dedicandosi al jazz -  e da qui un inusuale passaggio al Belcanto.
Una carriera da artista completo, che  non si ferma solamente ai vecchi schemi operistici, ma incontra  continuamente altre esperienze.

Protagonista anche quest'anno in più recite e concerti a Torre del Lago per la 62esima edizione del  Festival Puccini, nel ruolo di Sciarrone (con la regia d'esordio nell'opera di Enrico Vanzina) e nel ruolo di Tartaglia, una delle maschere,  nella Turandot di Busoni, dopo il Trittico nel 2015.
Ma già a fianco del grande tenore spagnolo Giacomo Aragall al Musikverein di Vienna. Protagonista all'apertura del Festival del cinema di Valencia e accanto a Franc D'Ambrosio (insuperabile Fantasma dell'Opera) al teatro del Giglio di Lucca per "Italy loves America - Le più belle note sulle rotte del Nuovomondo" .


Lei è un artista a 360°, vanta una carriera ampia, in cui si è dedicato e si dedica a molte cose: gli studi di danza e quelli di pianoforte, da una decina di anni l'amore per l'opera: pensa un giorno di intraprendere anche la strada della regia?
Alla regia non ho ancora pensato seriamente, ma rappresenta quel famoso “altro punto di vista” che mi attrae molto, come tutte le nuove prospettive e le sfide. Devo fare i conti con il fatto di essere  cresciuto a pane e Freud e rischierei di dare una visione così profonda da.... rappresentare gli spettacoli nel golfo mistico, se non sotto il palco. (sorride)

Ci sono persone nel mondo dello spettacolo che lei apprezza particolarmente? 
Moltissime.....e soprattutto i “grandi” che non lo fanno pesare. Amo il cinema e quindi Sorrentino con i suoi film impregnati di citazioni, il modo diretto e commovente di raccontare di Virzì, ma anche un regista estremo e radicale come Kim Ki Duk. Del mio mondo cito gli immensi: Karajan e Barenboim. E un'infinità di scrittori, che per fortuna restano lontani dai riflettori. Uno su tutti? Milan Kundera.

Lei rientra tra i baritoni più sexy dell'opera, i famosi "Barihunks", ci racconti come vive questa moderna esperienza?
Tra i più sexy? Lo ha detto lei....mi prendo il complimento, grazie. Barihunks è un titolo molto simpatico. Un tentativo ben riuscito di allontanare lo stereotipo che per cantare bisogna rotolare ed anche in questo caso l'importante è non prendersi troppo sul serio.



Possiamo quindi affermare che al giorno d'oggi, l'aspetto fisico ha la sua importanza anche nel mondo dell'opera lirica?
La fisiognomica e la bioenergetica hanno dimostrato quanto il nostro involucro rappresenti noi stessi. Con questo credo che la vera bellezza risieda nella nobiltà d'animo.  Pertanto si, l'aspetto fisico ha una grande importanza,  ma in virtù dell'anima che cela.

Spesso noi donne pensiamo che essere un bell'uomo sia sinonimo di "Don Giovanni"; lei vanta stragi d'amore?
Per prima cosa credo che la parola strage non sia sinonimo di vanto e stragi non ricordo di averne mai causate. Amo una donna alla volta, con tutto me stesso, ma Don Giovanni è un personaggio inquieto, certo, in questo ci somigliamo, ma voglio essere Don Giovanni solo sul palco ed è un'opera in cui avrei il piacere di debuttare quando e se me ne sarà data l'occasione. Un ruolo intrigante, enigmatico. Non aggiungo altro perchè è già stato detto e scritto tutto su Don Giovanni. Quello che più mi ha colpito però, resta interpretato da Jhonny Depp, in Don Juan De Marco - Maestro d'amore, con Marlon Brando nel ruolo di psichiatra. Una versione molto romantica, ironica. E triste.


Qual è il suo segreto per mantenere il suo corpo e la sua voce così "attraenti"?
Non è più un segreto ormai quello per rimanere in forma.. Nel mio caso sono vegetariano, faccio molto sport e ascolto le esigenze del mio corpo. Tutte. E cerco di ridere molto… quando non ci riesco, mi guardò allo specchio (...ride)

Franco Cerri avrà pure dei difetti, ce li può dire?
Quali difetti? No, non li posso svelare:  soffro di vuoti di memoria… (….ride)

Quali sono i suoi hobby preferiti? 
Leggere, vedere gli amici e quando posso rilassarmi nella mia casa a Genova, città che amo e che adoro fotografare. C certe sere con certi tramonti che tolgono il fiato o quando le mareggiate creano onde spumeggianti che inebriano a guardarle....come certi champagne. Come certe donne…e qui mi fermo, per la privacy.

Ci dica i suoi progetti artistici futuri...
Il futuro artistico guarda a Oriente e a Nord, mi aspetta un nuovo  importante concerto a dicembre al Musikverein di Vienna e immediatamente dopo una tournée di 12 concerti che toccherà le città ed i teatri più importanti della Cina. Sto infatti studiando cinese ed ogni giorno mi chiedo: Yinwèi (perchè?)

Finisca la frase: "Io tra dieci anni sarò..."
Io tra dieci anni sarò un buon rosso passato in Barrique, ma sarò anche quello che ho risposto alla prima domanda: un regista… e sicccome sono un folle, vorrei la regia di “Lucia di Lammermoor”.

 Franco Cerri

sabato 6 agosto 2016

Recensione del Don Carlo - Madrid


La premiere di "Don Carlo" di Giuseppe Verdi, nel lavoro di Albert Boadella, durante il Summer Festival del Teatro Auditorium di San Lorenzo de El Escorial dello scorso anno, va di diritto considerata come una pietra miliare nella storia di questo titolo: fu infatti quella la prima volta in cui l'opera venne rappresentata interamente nel luogo dove si è svolta ed hanno vissuto i protagonisti della vicenda.
Quest’anno l’opera è stata riproposta con un cast rinnovato nella medesima versione scenica. Partendo proprio da quest’ultimo punto, l’allestimento del regista Albert Boadella ricrea un ambiente minimalista dove emergono in maniera molto importante, gli splendidi costumi di Pedro Moreno. Tutto rimane comunque molto funzionale ed a servizio di un cast di nomi internazionali di rinomato livello artistico.
E’ stato quindi un successo quello decretato dal pubblico la sera del 28 Luglio scorso, per questa nuova prima di Don Carlo. Soprattutto grazie,in primo luogo, al Cast vocale protagonista di questa edizione, a cominciare proprio da Massimo Giordano nelle vesti del protagonista Don Carlo.
Il tenore sfodera un'ottima prova, costellata da acuti sempre squillanti e soprattutto sostenuta da ottime doti attoriali, anche se talvolta troppo evidentemente forzate da una regia che lo vuole in questo atteggiamento oltremodo al centro dell’attenzione.
Note molto positive arrivano anche dal baritono Juan Jesus Rodriguez impegnato nel ruolo di Rodrigo, il Marchese di Posa: la sua è un'autentica voce baritonale che contempla tutti i requisiti necessari e si adatta molto bene a questo ruolo verdiano mettendosi poi particolarmente in evidenzia nell’ottimo fraseggio e la facilità di salita in acuto, il tutto supportato sempre da una notevole qualità timbrica.
Carlo Colombara nel ruolo del Re Filippo II, personaggio di cui può essere definito a tutti gli effetti ad oggi uno dei pochi veri cantanti di riferimento, non tradisce le attese cantando in modo eccellente con voce sempre chiara ed emissione elegante, toccando l’apice della sua interpretazione nel famoso monologo "Ella giammai m'amo'", qui molto applaudito dal pubblico.
Ekaterina Metlova tratteggia una Elisabetta di Valois sensibile, dotata di una vocalità forse un po’ troppo leggera per il ruolo, ma sempre presente e costante, con una linea di canto sicura ed omogenea. Convince appieno nella nota aria “Tu che le vanità” e la sua prova risulta ampiamente positiva e credibile in ogni momento dell’opera.
La principessa Eboli interpretata da Nadia Krasteva, ha registro e mezzi da mezzosoprano autentico e pur fornendo nel complesso una buona prova, non sempre riesce a mettere a fuoco il suo canto risultando così un pò meno brillante rispetto al contesto globale del Cast.
Ancora in buona forma, invece, Eric Halfvarson, veterano nei panni del Grande Inquisitore, con padronanza scenica e del ruolo, si rende protagonista di una prova assolutamente convincente.
Completavano il cast con buon esito Fernando Latorre nel ruolo del Frate, Rocío Martínez (Tebaldo) ed Auxiliadora Toledano (Voce del Cielo), quest’ultima però in difetto di intonazione.

Discreta la prova offerta dal coro e dall’orchestra de la Comunidad de Madrid, diretta dal M° Manuel Covec che ha assicurato in tutto lo svolgimento dell’opera una lettura efficace, assecondando al meglio i cantanti.

M.Laurenzi