sabato 6 agosto 2016

Recensione del Don Carlo - Madrid


La premiere di "Don Carlo" di Giuseppe Verdi, nel lavoro di Albert Boadella, durante il Summer Festival del Teatro Auditorium di San Lorenzo de El Escorial dello scorso anno, va di diritto considerata come una pietra miliare nella storia di questo titolo: fu infatti quella la prima volta in cui l'opera venne rappresentata interamente nel luogo dove si è svolta ed hanno vissuto i protagonisti della vicenda.
Quest’anno l’opera è stata riproposta con un cast rinnovato nella medesima versione scenica. Partendo proprio da quest’ultimo punto, l’allestimento del regista Albert Boadella ricrea un ambiente minimalista dove emergono in maniera molto importante, gli splendidi costumi di Pedro Moreno. Tutto rimane comunque molto funzionale ed a servizio di un cast di nomi internazionali di rinomato livello artistico.
E’ stato quindi un successo quello decretato dal pubblico la sera del 28 Luglio scorso, per questa nuova prima di Don Carlo. Soprattutto grazie,in primo luogo, al Cast vocale protagonista di questa edizione, a cominciare proprio da Massimo Giordano nelle vesti del protagonista Don Carlo.
Il tenore sfodera un'ottima prova, costellata da acuti sempre squillanti e soprattutto sostenuta da ottime doti attoriali, anche se talvolta troppo evidentemente forzate da una regia che lo vuole in questo atteggiamento oltremodo al centro dell’attenzione.
Note molto positive arrivano anche dal baritono Juan Jesus Rodriguez impegnato nel ruolo di Rodrigo, il Marchese di Posa: la sua è un'autentica voce baritonale che contempla tutti i requisiti necessari e si adatta molto bene a questo ruolo verdiano mettendosi poi particolarmente in evidenzia nell’ottimo fraseggio e la facilità di salita in acuto, il tutto supportato sempre da una notevole qualità timbrica.
Carlo Colombara nel ruolo del Re Filippo II, personaggio di cui può essere definito a tutti gli effetti ad oggi uno dei pochi veri cantanti di riferimento, non tradisce le attese cantando in modo eccellente con voce sempre chiara ed emissione elegante, toccando l’apice della sua interpretazione nel famoso monologo "Ella giammai m'amo'", qui molto applaudito dal pubblico.
Ekaterina Metlova tratteggia una Elisabetta di Valois sensibile, dotata di una vocalità forse un po’ troppo leggera per il ruolo, ma sempre presente e costante, con una linea di canto sicura ed omogenea. Convince appieno nella nota aria “Tu che le vanità” e la sua prova risulta ampiamente positiva e credibile in ogni momento dell’opera.
La principessa Eboli interpretata da Nadia Krasteva, ha registro e mezzi da mezzosoprano autentico e pur fornendo nel complesso una buona prova, non sempre riesce a mettere a fuoco il suo canto risultando così un pò meno brillante rispetto al contesto globale del Cast.
Ancora in buona forma, invece, Eric Halfvarson, veterano nei panni del Grande Inquisitore, con padronanza scenica e del ruolo, si rende protagonista di una prova assolutamente convincente.
Completavano il cast con buon esito Fernando Latorre nel ruolo del Frate, Rocío Martínez (Tebaldo) ed Auxiliadora Toledano (Voce del Cielo), quest’ultima però in difetto di intonazione.

Discreta la prova offerta dal coro e dall’orchestra de la Comunidad de Madrid, diretta dal M° Manuel Covec che ha assicurato in tutto lo svolgimento dell’opera una lettura efficace, assecondando al meglio i cantanti.

M.Laurenzi

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