domenica 13 novembre 2016

INVITO AL TEATRO DUSE DI BOLOGNA PER LA TRAVIATA IL 30 NOVEMBRE

LA TRAVIATA
Allestimento integrale dell'opera di Giuseppe Verdi
30 Novembre alle ore 21:00 al Teatro Duse di Bologna.

SU LIBRETTO DI
Francesco Maria Piave

CON
Violetta Valery: Angela Gandolfo, soprano
Alfredo Germont: Alessandro Goldoni, tenore
Giorgio Germont: Alfredo Stefanelli, baritono
Flora e Annina: Irene D’Angelo, soprano
Gastone: Claudio Sassetti, tenore 
Barone Douphol: Franco Montorsi, basso
Marchese d’Obigny: Eugenio Degiacomi, basso 
Dottor Grenvil: Paolo Bergo, basso

Mimo: Antonietta Centoducati, attrice
DANZATORI E DANZATRICI DI FLAMENCO
Roberta Ravaglia, Rita Marchesini, Ondina Cassotta e Andrea Natoli
CORO
“Quadriclavio”
ORCHESTRA
“Città di Ferrara”
DIRETTI DAL
M° Lorenzo Bizzarri
REGIA DI
Eddy Lovaglio
Per acquistare i biglietti clicca su questo link: http://www.vivaticket.it/ita/event/la-traviata/88946#eventDetails

l melodramma in tre atti, tratto dalla pièce teatrale di Alexandre Dumas “La signora delle Camelie”, nello struggimento delle sue musiche e nella vicenda amorosa di Alfredo e Violetta conquista da sempre il cuore di ogni spettatore.
La messa in scena mira soprattutto alla valorizzazione della forza passionale del melodramma, e quindi all’interpretazione dei personaggi, grazie anche alla bravura degli artisti che formano un cast davvero efficace, ma anche all’innesto di nuove espressioni artistiche come la danza e l’arte del mimo.
L’allestimento, pur nel rispetto della tradizione, è volutamente scarno poiché scarna è la vita di Violetta nel suo profondo intimo, priva d’amore…”di quell’amor che dà i palpiti” e dal quale lei rifugge preferendo una vita leggiadra e spensierata, l’amore fugace e mercenario. Scarna perché sono i suoi ultimi giorni di vita, e qui si inserisce la figura di un mimo, un alter ego di Violetta: lo specchio di un tragico destino. Lo specchio della vita ti si presenta dinanzi proprio nel momento in cui, crudelmente, pensi che la felicità possa arridere anche a te. Quando si ama si vive, …Violetta ha incontrato l’amore di Alfredo, ama ed è amata. Ma la società non perdona. Violetta dovrà lasciare l’amato e tornare alla vita  spregiudicata di una donna di facili costumi destinata dalla tisi ad una morte precoce.

sabato 12 novembre 2016

IL METAFORMISMO Copyrigth 2010 della Prof. Giulia Sillato e Concerto

ATTENZIONE !!!
GIUNGE A ROMA UNA NOVITÀ ASSOLUTA:
UN NUOVO VOCABOLO, UNA NUOVA STORIA DELL’ARTE,
UNA RIVOLUZIONE CULTURALE.
CIÒ CHE SINORA Ѐ STATO SCRITTO SULL’ARTE
SI DOVRÀ RISCRIVERE


IL METAFORMISMO
Copyrigth 2010 della Prof. Giulia Sillato
Storico dell’arte di scuola longhiana


Dal 27 novembre all’8 dicembre 2016


ROMA
Palazzo della Cancelleria Apostolica Vaticana


L’era dell’Astrattismo è finita… Lo dichiara Giulia Sillato, storico dell’arte, studioso e ricercatore, dopo molti anni di indagini sul campo. Il concetto di “astratto” aveva valore come componente fortemente critica di una pratica artistica altamente naturalistica e figurativa, ma la scissione tra la realtà e l’arte, finalizzata questa a rappresentarla, ha diviso sempre di più gli interessi speculativi di ciascuna di esse, intraprendendo la prima (la realtà) la strada dell’iperrealismo (pittura), della fotografia e della virtualità nelle due accezioni appunto artistica e tecnica, l’altra (l’arte) la strada della libera rielaborazione formalistica.
Lo studio attento delle espressioni artistiche non figurative ha fatto emergere la presenza, in un’opera cosiddetta “astratta” o “informale”, di miriadi di forme, facilmente individuabili, che ne compongono la texture. All’assenza di figure si è sostituita la presenza di forme e questo avvalora l’idea che un prodotto artistico non possa mai essere stato veramente astratto o peggio “informale”, semmai astratto dalla figura ma non dalla forma che, una volta dissolto l’apparato compositivo classico, subisce una trasformazione tornando a vivere una nuova vita.
Nasce nel 2010 il Metaformismo, nuova teoria visiva che pone l’accento sulle forme di un quadro, di una scultura, di una installazione e sollecita il pubblico a leggerle e trovarne il senso. Ma il Metaformismo non è solo una chiave di lettura che introduce l’osservatore nel mondo dei segni e dei simboli, è soprattutto una rivoluzione culturaleche media tra l’avanguardia e il classicismo, facendo cadere ogni barriera separatista, potendosi dimostrare che dall’una si trapassa all’altro e viceversa proprio perché è solo una questione di forma, organizzata e conclusa nel progetto figurativo classico, istintuale e aperta nell’interpretazione avanguardistica.
Si è sempre sostenuto che l’avvento delle avanguardie del Novecento avessero segnato la fine del razionalismo, ma oggi si può parlare di un nuovo razionalismo perché il Metaformismo esprime l’esigenza di razionalizzare le immagini artistiche contemporanee.
Il Metaformismo ©2010 è un nuovo conio e, in quanto tale, tutelato da Copyright come pure tutti i contenuti che esso comprende e non può essere citato senza il nome di chi lo ha creato: Prof. Giulia Sillato, storico dell’arte di scuola longhiana.

Il Metaformismo quindi nasce da riflessioni sulla possibile continuità del passato nel presente e propone un nuovo modo di leggere le forme all’interno di tutte le espressioni artistiche non figurative, le quali alla luce di una nuova indagine critica appaiono “prive di figure ma non di forme”.
A conferma di tale continuità il Catalogo 24 Ore Cultura prevede una prima parte dove è raccontata la storia del monumento ospitante: il Palazzo della Cancelleria Apostolica Vaticana e i suoi tesori sepolti.

Da quella storia nascono gli artisti di oggi ed è bene continuare a ricordarlo.


La selezione, attenta e accurata, si è basata sulla qualità, sull’originalità e sull’unicità della proposta artistica. Gli artisti che espongono sono i maestri del nostro futuro. In questo elenco che segue non è stato osservato il criterio alfabetico, ma l’ordine di apparizione nel catalogo: Carla Rigato, Massimo Fumanti, Isabella Nurigiani, Luigi Lucernini, Giulio Ribezzo, Adriana Collovati, Marco Faggi, Drago Cerchiari, Sergio Acerbi, Pier Domenico Magri, Josine Dupont, Berardino Morelli, Dino Maccini, Natalia Berselli, Rosetta D’Alessandro, Gennaro Barci, Giada Furgeri, Martino Brivio, Roberto Tigelli, Claudia Tenani, Toni Pizzica, Chiara Müller, Valeriano Lessio, Enzo Devastato, Maurizio Rinaudo, Jole Caleffi, Fedora Spinelli, Osvalda Pucci, Michele Pinto, Giuseppe Tedeschi.


Giulia Sillato
Tutta una vita dedicata a studi e ricerca. È la vita di Giulia Sillato, dalla laurea a pieni voti in Storia e Filosofia dell’Arte con Ferdinando Bologna, primo allievo di Roberto Longhi, presso l’Università degli Studi Federico II di Napoli, alle docenze e al rigore storico-scientifico che segnerà poi gli scritti e i volumi da lei curati. La grande attrattiva che l’Arte, nella sua totalità, esercita su di lei è tale da spingerla ad esplorarne continuamente espressioni e variazioni nel tempo e nello spazio.
In contemporanea alla docenza di Storia dell’Arte e delle Arti Applicate, spinge il suo interesse verso la modernità del XX secolo, convinta che in essa si riescano ad intravedere i segni del retaggio delle glorie artistiche delle epoche passate. Ancora studi quindi, negli anni Settanta, nei corsi speciali di Arte Contemporanea e Critica d’Arte, diretti da Maurizio Calvesi presso La Sapienza di Roma, che le offrono gli stimoli necessari ad affrontare la teoretica contemporanea. Nasce così il grande amore per l’arte del Novecento con focus sugli anni Sessanta e Settanta, gli anni della sua formazione, tra i più ribollenti dell’intero secolo ventesimo. Analizza le vicende di vita dei protagonisti del primo e secondo dopoguerra e ne studia le dinamiche senza perdere di vista la conoscenza acquisita del mondo antico.
Arrivano intanto gli anni Ottanta, quando entra in contatto con le organizzazioni delle grandi mostre di Palazzo Grassi. Nel 1989 cura le bozze della parte redazionale del Catalogo dei Celti, edito da Electa nel 1991 per la grande e irripetibile mostra della civiltà celtica. Poiché in contemporanea inizia a lavorare su un progetto espositivo di dimensione internazionale, per la parte della comunicazione frequenta l’agenzia di pubblicità Armando Testa di Torino e di Milano, che aveva prodotto la popolare Carmencita del caffè Lavazza.
Entrambe queste esperienze si posizionano su un percorso di crescita personale, che ricade positivamente anche nel mondo contemporaneo, sia per l’apprendimento delle modalità indispensabili a costruire una grande mostra, sia per la conoscenza delle strategie di comunicazione necessarie alla diffusione di un’idea.
Ai fini, infatti, della realizzazione del progetto citato che prevede la presenza di una serie di arredi antichi di provenienza museale sullo sfondo del corrispettivo tessuto architettonico ricostruito virtualmente diventano indispensabili due requisiti: a) diplomi annuali del quadriennio 88-92 conseguiti presso la Scuola di Antiquariato e Arredamento “Domus Aurea” di Padova b) studi di tutte le civiltà regionali d’Italia, grazie ai quali ella ha contatti con tutti musei d’arte antica del territorio nazionale.
Nel 1994 inizia finalmente a frequentare artisti viventi per i quali organizza mostre e testi critici che finiscono subito su riviste nazionali, come Gente Money, e sulla rete giornalistica e televisiva di Verona. In quello stesso anno nasce una linea di eventi espositivi a carattere itinerante: “L’Arte Contemporanea nelle antiche dimore”, ciclo di rassegne realizzate in luoghi museali e rivelatesi subito molto fortunate sia per la notorietà dei personaggi pubblici intervenuti a visitarle (del mondo politico, culturale, cinematografico), sia per i numerosi servizi televisivi mandati in onda nei telegiornali di RAI 2 e RAI 3.
Nel 1995 decide di declinare l’invito di Federico Zeri a raggiungerlo a Roma per una collaborazione agli eventi delle Scuderie del Quirinale, perché, ha già intrapreso, attraverso le sue rassegne, una ricerca storica nella direzione dell’attualità artistica, avendo in mente di sviluppare una teoria vera e propria che lega i linguaggi artistici odierni al passato. Il ciclo delle Antiche Dimore, infatti, a cui se ne associa un altro, i Civici Musei, nel 2005, le consente di verificare sul campo il possibile nesso semantico tra antico e moderno. Queste sono le premesse del Metaformismo, che viene presentato per la prima volta nel 2010 al Palazzo Ducale di Urbino, in occasione della 27° Edizione del ciclo delle Antiche Dimore, con un catalogo di Mazzotta Editore.
Pubblica saggi storici e arte contemporanea con Electa, nel 2008, con Gabriele Mazzotta, nel 2009, con l’Editoriale Giorgio Mondadori, nel 2011, quando esce il suo primo volume completo sul Metaformismo. È inoltre presente annualmente, con lo Speciale Dossier del Metaformismo sul Catalogo dell’Arte Moderna Mondadori, del cui Comitato Scientifico entra a far parte nel 2012. In occasione di Expo Milano 2015, il progetto “L’Arte e il Tempo”, da lei ideato e realizzato, è promosso dal Comune e dalla Camera di Commercio di Milano come official event di Expo in Città.

Metaformismo: tutelato da Copyritgh, è un nuovo conio (inverte le sillabe centrali del vocabolo più antico: metamorfismo) e nella sua totale modernità pone l’accento sul concetto di forma che secondo la teoria formulata dall’autore, è costante di tutte le produzioni cosiddette “astratte” o ”informali”. Le opere pittoriche e plastiche non figurative, infatti, sono prive appunto di figure, ma non di forme e l’equivoco della storiografia del Novecento è stato quello di sovrapporre il concetto di “forma” a quello di “figura”.
La differenza sta nel fatto che la forma può essere svincolata dalle regole della visione ed essere espressa anche in modo non accademico, solo come forma pura, forma fine a se stessa senza un significato apparente, mentre la figura è producibile unicamente attraverso la corretta applicazione di regole ben precise.
Questo, secondo l’autore, è il passaggio chiave dall’antico al moderno, nonché il senso profondo delle rivoluzioni artistiche d’avanguardia: dallo svuotamento della costruzione visiva nascono forme che riescono a sopravvivere al proprio passato proprio per la loro libertà e disinibizione, permettendo all’artista le possibilità espressive negate da un apparato classico.

In qualità di storico dell’arte di scuola longhiana, vanta nella sua formazione accademica e post-accademica i più grandi storici dell’arte italiana, da Ferdinando Bologna, longhiano d’eccezione, con cui ha conseguito la laurea con lode nel 1970 presso l’Ateneo “Federico II” di Napoli, a Maurizio Calvesi con cui ha approfondito la Critica d’Arte Moderna in un biennio di specializzazione presso “La Sapienza” di Roma. 35 anni di docenza di Storia dell’Arte e poi la libera professione come scelta culturale. Attraverso una serie di eventi espositivi, celebrati dal 1994 in poi in contesti antichi e prestigiosi con l’inserimento di opere contemporanee di pittura e scultura non figurative, ella attiva singolari sinergie, mettendo in gioco il rapporto tra antico e moderno di cui rileva una comune radice concettuale ed espressiva. E nel 2010 presenta ufficialmente al mondo dell’arte il Metaformismo, nuova e rivoluzionaria piattaforma critica, che aggiunge un capitolo alla Storia dell’Arte di tutti i tempi, sostenendo che non esiste nessuna pittura “astratta” o “informale” perché gli artisti moderni e contemporanei non hanno mai smesso di lavorare sulla Forma. L’evoluzione non solo dei suoi studi, ma anche della sua conoscenza del mondo dell’arte contemporanea la induce ad operare per due scopi essenziali: a) riavvicinare il pubblico all’arte della pittura, in questi ultimi decenni esonerata da ruoli primari nel credito socio-economico b) esercitare azione di filtro tra l’artista e il pubblico, comunicando i veri contenuti della pittura, soprattutto non figurativa, aiutando i fruitori a conoscere meglio identità artistiche, diversamente incomprensibili. In proiezione futura c’è la necessità di proseguire il percorso museale iniziato per la storicizzazione dell’artista attraverso l’ottica del Metaformismo, a cui va riconosciuto il merito della novità storico- critica e della riscoperta delle radici dell’espressione moderna, prezioso contributo a una lettura più chiara e immediata delle textures della pittura contemporanea, senza fossilizzarle in inutili etichette (astrattismo, informale, gestuale, espressionismo etc. etc. etc.) e soprattutto alla cessazione della secolare querelle tra figurazione e astrazione. Tutto l’impegno dello storico è canalizzato a raggiungere questi obiettivi, convinta che il traino culturale sia l’unico (soprattutto al giorno d’oggi) attraverso cui si possa continuare a trasmettere autentici valori umani.
Concerto di musica lirica: Barbara Cattabiani pianoforte, Maria Ràtkova mezzosoprano-contralto, e Sabrina Testa soprano.


Ufficio Stampa
a cura di Francesco Fornarelli