domenica 12 marzo 2017

Sung-Hwa Hong scelto come componente della Commissione Giudicatrice del Concorso "Atena Opera Festival"

Rendiamo noto che l'Associazione Musicale Piero Monaci "Atena Opera Festival"
invita il Presidente dell'Associazione Artistico Culturale Italiana
"International Vocal Training Coaching", https://www.assivtc.org/
il  Sung-Hwa Hong
Componente della Commissione Giudicatrice
del 3° Concorso Lirico Internazionale
"Atena Opera Festival"

Presidente Sung-Hwa Hong
dell'Associazione Artistico Culturale Italiana
International Vocal Training Coaching
IVTC



Documento

sabato 11 marzo 2017

SARAH BIACCHI: “IL CANTO è LA MIA STELLA POLARE”

Sarah Biacchi intervistata da Emanuela Campanella
Dopo il grande successo di “Lady Macbeth Show”, ho incontrato l’artefice di questo spettacolo che oltre ad essere un soprano drammatico di grande talento, vanta un curriculum da attrice, regista e padagogista vocale: Sarah Biacchi, l’arte fatta in persona! Ma chi è Sarah nel suo privato? Sicuramente è una donna profonda, dotata di grande umorismo e con tantissime passioni...forse troppe! Il suo aspetto angelico fa a cazzotti con il suo carattere tosto e la sua schiettezza, ma si sposa perfettamente con l’amore che mette in tutto ciò che fa e forse è proprio questo il segreto del suo successo.

Lei è un soprano lirico, attrice, regista e pedagogista vocale; nella sua carta d’identità che cosa c’è scritto sotto la voce “professione”?
Al momento c'è scritto attrice. I cinque anni precedenti c'era scritto cantante lirica. Penso sia saggio. Era un periodo in cui iniziavo la carriera a Spoleto e quindi ero proiettatissima sulla strada del canto. Al momento del rinnovo del documento c'era scritto: "nubile" e "attrice", perché facevo davvero il giro d'Italia tutti gli anni con la prosa. Al prossimo cambio ci sarà " coniugata" e tornerò alla mia prima identità di soprano.

Recentemente l’abbiamo vista autrice e protagonista di “Lady Macbeth Show” al Teatro Biondo di Palermo; ci racconti questa esperienza.
Oh, sono felice. Lo desideravo da moltissimo tempo uno spettacolo di sintesi, ma ero molto indecisa fra le figure di Desdemona, Lady Macbeth e Tosca. Poi ho studiato sia la drammaturgia shakespeariana che Sardou e il parallelismo fra prosa e poesia più forte l'ho letto nella Lady. Che dire? Lei è la mia bambina cattiva. Cattiva perché soffre moltissimo, è divorata dal terrore di non arrivare a toccare mai la sicurezza. L'aria più drammatica del "Macbeth" per me è "La luce langue". Quando la Lady urla disperata " Ah scettro, scettro, alfin sei mio!" è una bambina che strilla fortissimo il suo ego con poco amore ricevuto. Sono grata di essere stata accolta da un teatro come il Biondo, illuminato e guidato da un'intensa curiosità. Mi ha dato fiducia, spero di averla restituita.

Che persona è nel privato Sarah Biacchi?
Mi piace troppa roba. Sono onnivora di vita. Sono metodica nello studio, sia del canto sia dei testi che leggo e che preparo, ma nella vita sono tremenda. Mio marito mi chiede ogni giorno cosa voglio per pranzo e per cena ed è l'unica domanda a cui non so rispondere, e lui (giustamente) sospira. Poi mi piace moltissimo curare i fiori, giocare col mio cane, insegnare ai miei bambini (ho bambini di dodici e di cinquantasei anni, ma sono allievi e quindi bambini per me). Mi piace il mare, i neonati, mia madre e mio padre, il colore rosa pallido e l'arredamento shabby. Mi piacciono i negozi e gli alberghi antichi. Mi piacciono i miei colleghi attori con cui cerchiamo di strappare diritti ad uno stato che cerca di distruggerci ma non ce la fa. E mi piace prendere l'aereo per andare a cantare e stringere la mano di mio marito mentre decolla. Lì taglio fuori il mondo.

Tre pregi e tre difetti.
Tre pregi. Sono tenace. Non c'è porta sui denti che mi abbia piegato, non c'è tecnica sbagliata, tempo perso, illusione che mi abbia fatto desistere. Come nella canzone di Mina posso dire "Stasera son qui". Sono romantica. Mi aiuta moltissimo nel mio lavoro sapere sognare l'amore. Non ridere per sdrammatizzare, ma anzi dare all'emozione il colore e il peso che merita.
Il terzo pregio? Non è tanto un pregio ma una condizione. Ho fede. E questo, come dice Nina Zarecnaja nel Gabbiano di Checov, "quando penso alla mia vocazione, non ho più paura della vita".
Difetti? Sono ingenua. Vicina allo stupido. Ci resto sempre troppo male quando qualcuno mi volta le spalle. Poi recupero, però non ho ancora veramente imparato a fidarmi di chi devo. Mi impegno per migliorare.
Ho paura di cose idiote. Del buio, di certi animali, dell'uomo nero, degli estranei minacciosi, degli attentati, dell'Isis, mancano solo le scie chimiche. Ma in fondo in fondo chi lo sa...
Sono snob con le cose mediocri. Le detesto. Non sono per niente accomodante. E non parlo di lusso, parlo di un tempo staccato male o di un suono che non si capisce. Ma anche di abbracci frettolosi o risposte veloci e scortesi o frasi fatte. Detesto l'ordinario dell'umanità, e peggioro con gli anni.

Se potesse ritornare indietro c’è qualcosa che non rifarebbe nella sua vita?
Se potessi ritornare indietro non rifarei delle cose nella mia prima vita, quando ero un'attrice in una famiglia teatrale. Errori privati che hanno scritto il mio destino. Per il resto... Come si fa a dirlo? Probabilmente sarei scesa prima a Roma e avrei trovato prima gli insegnanti e gli amici che mi hanno fatto sbocciare come un fiore sotto la campana di vetro. Per il resto rifarei tutto. Forse mi piacerebbe tornare indietro per rifare delle cose con più intensità e dando meno per scontato che sarebbero state eterne. Ho imparato la lezione, ora ogni secondo è preziosissimo e centellinato come l'ultima goccia di champagne in una serata di festa.


Il canto per lei è come….?
Il canto per me è la stella polare. È sempre lì e guida la vita. Non è ancora il caldo della lava del pubblico che ho in teatro, ma la voce è la mia forza, il mio futuro, la mia libertà. E le prime volte che i suoni diventavano puri e potenti come li sognavo, le lacrime sono scese come la vita che sgorga sorridendo. Le lacrime di gioia che ti fanno capire di avere vinto. E ora io e la mia voce siamo pronte a volare da un personaggio all'altro. Come se, hitchcockianamente, mi sentissi: "La donna che visse due volte".

mercoledì 8 marzo 2017

TOMMASO MARTINELLI: “NELLA VITA SI INDOSSA UNA MASCHERA, IN TEATRO LA SI TOGLIE”

Ho incontrato Tommaso Martinelli, giovane tenore toscano, dopo averlo visto in scena al Festival “Puccini e la sua Lucca”. Mi si presenta davanti un ragazzo dal fascino di James Dean, ma con un animo e una simpatia alla Pieraccioni. Questa intervista, iniziata tra mille risate e battute, si è conclusa con dei pensieri davvero profondi e con un amore spassionato per il canto ed è proprio questo di cui c’è bisogno nella lirica: giovani capaci, entusiasti, ma soprattutto innamorati!


L’abbiamo appena vista in scena al Festival “Puccini e la sua Lucca”, ci racconti questa esperienza.
È stato il concerto per il tredicesimo anniversario del Puccini e la sua Lucca Festival, nonostante la tempesta la sala era piena e molte persone sono rimaste in piedi, è stato un onore ed un piacere per me, tra l'altro mi hanno affiancato una collega bravissima e bellissima.


Che rapporto ha con la sua terra?
Intende il pianeta terra? (Ride) Beh, Lucca è la casa di Puccini, il mio compositore preferito, perciò non posso che essere grato a questa città, poi è bella e tenuta bene, ha un pessimo clima, ma d'altronde nessuno è perfetto.

Com'è la vita di un giovane cantante lirico?
Sicuramente particolare e non semplice, sono sempre poche le persone che ti sostengono e credono in te, io devo tutto ai miei genitori, che non hanno mai dubitato di me, nemmeno all'inizio, quando sembrava una scelta assurda (io sembro tutto fuorché un cantante lirico).. la maggior parte delle persone non la considera nemmeno una professione, ma va beh, io me ne faccio una ragione, la conoscenza non è per tutti...



Spesso si dice che i tenori siano più “divi” rispetto ai soprani, vuole sfatare questo mito?
"Vanità, decisamente il mio peccato preferito"... l'errore che viene comunemente fatto è associarla ad un semplice egocentrismo estetico, la vanità è da sempre alla base della personalità umana, comprende l'ambizione, la conoscenza, la fama. Detto questo penso che si equivalgano, sono di certo i registri vocali più esposti e più richiesti e questo forse contribuisce al "divismo" che intende.

Ha altre passioni oltre la lirica?
Oltre la lirica e le donne? Ma certo, sono un gemelli, ho infiniti interessi, sono eclettico e curioso, nonostante questo guardò più alla qualità che alla quantità, mi piace ricercare il meglio in ogni cosa, per questo la lirica, perché la considero la massima espressione della musica, l'unione della poesia dei testi con la musica classica e la voce impostata… il massimo!


Nel suo cassetto quali sogni ci sono?
I miei sogni nel cassetto? Molti direbbero la Scala, il Metropolitan... il mio sogno è rimanere, diventare uno dei nomi storici del mio mestiere, non essere mai dimenticato. Tutto questo essendo me stesso, trasmettendo al pubblico quello che ho dentro, perché nella vita si indossa una maschera, in teatro la si toglie.

di Emanuela Campanella

sabato 4 marzo 2017

CONCETTA PEPERE: IL PRIMO AMORE NON SI SCORDA MAI

Concetta Pepere

Ha iniziato la sua carriera artistica come violinista e ora la vediamo calcare le scene nelle vesti di soprano lirico: Concetta Pepere, un’artista a tutto tondo che riesce ad emozionarsi ed emozionare solo parlando di musica e canto. L’abbiamo incontrata dopo una tournée in Cina ed un importante concerto a Vienna per conoscere meglio questa sua evoluzione artistica.

Dopo tanti anni da violinista, la vediamo adesso in scena come soprano, ci racconti questa sua evoluzione .
Ho cercato fin dai primi anni di studio di fungermi da filtro attraverso il quale restituire delle vere e proprie emozioni agli spettatori. Cambiando l’ordine degli addenti (voce/violino = emozioni) la somma non cambia! E’ la magia della nostra missione .
Ho iniziato lo studio del violino nelle scuole medie ad indirizzo musicale, grazie alla pazienza e alla grande professionalità della mia insegnante, Daniela Meo, che ha colto dal primo istante la mia innata passione per la musica e per l’arte in generale ( Danza, Pittura, Poesia, Cinema). I suoi insegnamenti hanno fatto si che dopo pochissimi anni entrassi a lavorare professionalmente nei teatri lirico- sinfonici della mia amata Calabria e da quel giorno la mia vita artistica ha preso forma..
Mi diplomo appena ventenne sotto la grande guida del Maestro Mauro Tortorelli colui che mi ha trasmesso oltre ad una formazione musicale e umana, un grande rispetto per la musica; ha saputo leggere nei miei occhi l’esigenza di fare e respirare musica, facendo di me una musicista prima che una strumentista. Inoltre mi sono specializzata in Violino a Milano, al Conservatorio “G.Verdi” con il Maestro Mauro Loguercio e ho conseguito il diploma di clarinetto.
Ma l’amore per la lirica nasce dal primo giorno in cui dalla “fossa orchestrale” suonai per la prima volta a quattordici anni la “Traviata” di G.Verdi al Teatro “A.Rendano” di Cosenza…sposai la lirica e giurai eterno amore!! Da quel giorno : “Vissi d’arte, vissi d’amor”!

Possiamo dire che ha appeso il violino al chiodo o nel futuro la vedremo lo stesso insieme al suo più grande amore?
Devo tutto a “quel pezzo di legno” dalle forme incantevoli e dal suono inebriante, in fondo il canto non è così lontano dal violino. Ritengo che il violinista sia prima di tutto una persona che utilizza il violino come il cantante usa la voce: dopo gli studi, l’apprendimento continua solamente ascoltando i grandi cantanti e la tecnica trascendentale del violino non dipende più né dalle dita né dall’archetto, ma dipende piuttosto dalla facoltà del violinista ad avvicinarsi il più possibile alla maniera con cui una voce canterebbe una frase musicale. Penso che i grandi violinisti siano dei grandi lirici, perché una grande interpretazione è prima di tutto rispetto della partitura, ma soprattutto è immaginazione a livello sonoro e di fraseggio, molto più che inventarsi dei “rubato” o delle idee di cambiamento di tempo che potrebbero sembrare personali o fantasiose. Credo sia interessante scoprire come una frase musicale possa convincere maggiormente ricercando una gamma sonora più ricca e una varietà di fraseggio, piuttosto che variare ad esempio il tempo rispetto al modo in cui è stato scritto. Pertanto, io personalmente cerco di servire il testo rispettandolo il più possibile e avvalendomi di una tecnica violinistica che cerco di migliorare tutti i giorni, affinché le sonorità e i dettagli di colore sonoro possano far sì che le opere che di volta in volta eseguo meglio si rivelino e meglio vengano comprese. La tecnica dell’arco è molto simile all’emissione della voce, quindi congiungo al massimo le mie conoscenze tecniche violinistiche e le approdo a quella vocale. Così facendo penso che non appenderò mai il io “Phathos”!

Concetta Perere con Franco Cerri e Jacopo Sipari

Ha iniziato l’anno nuovo con una tournée in Asia e recentemente l’abbiamo vista impegnata in un concerto a Vienna, per dove è diretto il prossimo volo?
Ho dato vita al mio sogno, dopo pochissime lezioni di canto, con la fantastica insegnate Marilena Laurenza e la Sign. Dimitra Theodossiuo, solo perché sorretta da una fantastica orchestra, e da amici che hanno creduto nella mia voce e nelle mie possibilità. A Luciano Corona devo il mio ringraziamento più grande. Grazie a lui ho aggiunto la Cina alle mie mete (America, Spagna, Grecia, Tailandia, Olanda, Austria), ho avuto la possibilità di cantare in teatri incantevoli, firmare i primi autografi, sentire l’adrenalina scorrere nelle vene prima di entrare in scena per il debutto!!
Sono rientrata da poco da un’altra fantastica esperienza, a Vienna che mi ha visto al fianco di uno dei più grandi tenori della storia del melodramma, Jaime Aragall I Arriga e al magnifico baritono Franco Cerri. E’ stata una dura prova per me cantare Puccini, Mascagni, Verdi, per un pubblico viennese, pubblico “colto” e soprattutto abituato alla grande musica del Musikverein o della Staatsoper , ma il loro calore, le lodi fatte pubblicamente dal maestro e il lungo e caloroso applauso mi hanno dato la giusta grinta per continuare il mio percorso al meglio, ricreando da quest’arte la sostanza vitale per il nutrimento della mia anima.
I prossimi impegni mi vedranno nelle vesti di Clorinda, la sorellastra della “Cenerentola” di Rossini. Fortunatamente, calandomi in questo personaggio vivo e non muoio come nei ruoli pucciniani! Sarò la prima cantante lirica italiana che porterà l’opera in Mongolia, mi hanno preceduto direttrici donne, cantanti femminili di musica leggera, ma non liriche, quindi sarò onoratissima di far parte di questo cast in collaborazione con la Creative Curating Arts Management Agency di Londra e sotto la guida musicale del celeberrimo direttore d’orchestra Jacopo Sipari di Pescasseroli e con la regia di Ayana Sambu, nonché direttrice artistica del progetto.
Mi diverte molto l’idea di dover affrontare un personaggio ironico, che nel suo piccolo rappresenta l’altra parte della mia persona, l’ironia e la leggerezza del saper vivere.


Concetta Pepere e Jaime Aragall

Che cosa si augura per il suo futuro?
"Ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono, per questo si chiama presente".
Cerco di vivere a pieno ogni giorno godendomi al cento per cento le giornate, concentrandomi nello studio e nel lavoro. Il segreto per ottenere quello che si desidera sta nell'imparare a padroneggiare l’arte della gratificazione procrastinata. Attenderò e abbraccerò con entusiasmo tutto ciò che il futuro vorrà regalarmi senza pretendere o aspettarmi nulla, augurandomi che la musica continui a dare colore alle mie giornate e che riacquisti il posto cardine nella nostra società in quanto essendo prodotto culturale, è inevitabilmente portatrice di valori extramusicali utili alla formazione di una società sana. Sì, perché la musica non è tangibile, non è materia, ma può rivoluzionare uno stato di cose, può arricchire milioni di persone senza dar loro qualcosa da mettere in tasca. In questo senso la musica genera qualcosa di straordinario: può aiutare l’uomo ad astrarsi di più dall’“avere” e ad occuparsi quindi di più dell’“essere”, perché non si può possedere una musica, la si può solamente gustare intravedendola senza mai potersene appropriare.


Concetta Pepere

Ringraziamenti….
Sono talmente tanti che non saprei da dove iniziare!!
Molti di loro li ho già ringraziati e citati nel breve excursus, ma ci tengo a ringraziare la mia famiglia che mi ama e mi sostiene da lontano. Grazie ai miei genitori, che mi hanno sempre sostenuta nell’affrontare ogni difficoltà, ai miei fratelli che mi hanno consigliato nelle scelte più difficili, a mia sorella che mi ha asciugato le lacrime durante le sconfitte e mi ha spronato a dare il massimo, sempre! Grazie ai miei fantastici nipotini, la vera ragione del mio esistere.



di Emanuela Campanella